“Cineracconto”: The Danish Girl


Ci sono voluti 15 anni affinché l'omonimo romanzo di David Ebershoff diventasse cinema, ma alla fine The Danish Girl ha preso la strada del grande schermo. Il film di Tom Hooper, premio Oscar per Il Discorso del Re, ha letteralmente dipinto i lineamenti della prima storica transessuale, Lili Elbe, morta nel 1931 al quinto intervento chirurgico in pochi anni.

Una storia vera

Copenhagen, anni venti del Novecento. Einar (Eddie Redmayne) e Gerda (Alicia Vikander) sono una giovane coppia di sposi, allegri e innamorati. Entrambi sono pittori: lui dipinge con successo cupi paesaggi nordici; lei si dedica a ritratti su commissione.

Un giorno Gerda chiede al marito di posare per lei indossando le calze e le scarpette di una nota ballerina classica (Amber Heard), per completare in fretta il grande dipinto destinato all'atrio del più bel teatro della città. L'espediente, cominciato quasi per scherzo, si ripeterà e scatenerà conseguenze incontrollabili. Introdurrà una nuova nota erotica nella sessualità della coppia, darà slancio all'arte un po' convenzionale di lei; ma soprattutto farà nascere in Einar un'imprevista personalità femminile, che chiameranno Lili.

In breve il gioco sfugge loro di mano; l'uomo è dominato dal bisogno di vestirsi con abiti femminili in privato e poi in pubblico, smette di dipingere ed è ossessionato dall'idea di essere una donna nata in un "corpo sbagliato".

Cambio di identità

Einar infatti non si accontenta di riuscire a sedurre un uomo vestendo panni femminili. Il suo problema non è sessuale, ma identitario e non ha niente a che fare con l'omosessualità. Ciò che vuole non è il piacere del corpo, ma un uomo che finalmente lo veda e lo riconosca come donna.

Il film ci racconta dunque il calvario della coppia alla confusa ricerca di una cura, nel groviglio dei pregiudizi e della violenza della psichiatria di quel tempo: i trattamenti elettrici, la diagnosi di schizofrenia e infine l'incontro con un medico tedesco che prospetta la possibilità di eseguire per via chirurgica l'agognata trasformazione da uomo a donna; ed il giovane Einar, come tutti coloro che trovano una speranza di realizzazione di un loro desiderio dominante, accetta incondizionatamente, nonostante il parere contrario della moglie, di sottoporsi ai pericolosi interventi.

Ricostruzione apparente

Certamente oggi le tecniche chirurgiche sono più raffinate, meno pericolose per la sopravvivenza, ma non per questo meno demolitive. In realtà, ieri come oggi, il "cambiamento" è oggettivamente inattuabile. Ciò che può fare la chirurgia è solo l'asportazione di organi e la distruzione, tra l'altro irreversibile, della sessualità corporea d'origine. Mentre la ricostruzione, oggi definita "riattribuzione", del sesso da maschio a femmina - e ancor meno da femmina a maschio - è solo apparenza.

Non c'è alcuna chiara evidenza di tipo biologico alla base del disturbo. Ne sono consapevoli anche coloro che propongono terapie ormonali o farmacologiche, che mirano solo a intervenire a livello sintomatico riducendo l'angoscia del paziente, ma rinunciando a priori al tentativo di capire le ragioni profonde del problema identitario.

Attualmente la questione del transessualismo è diventata socialmente rilevante in tutto il mondo; non per i numeri, ma per il tipo di attenzione e di risposta culturale che le viene tributata.

Si fa una gran confusione tra omosessualità, travestitismo, transessualità e ogni forma non convenzionale di identità sessuale (online se ne contano più di 50!) e tutta la questione si concentra sul piano del diritto, scambiando ciò che è vietato con ciò che non è possibile e lasciando fuori scena la comprensione del fenomeno.

Tollerare il dubbio

Il compito di uno psicoterapeuta di oggi, che purtroppo viene chiamato in causa a danni già avvenuti, non può che essere quello di accompagnare ciascuno a tollerare il dubbio, l'ambiguità, l'incertezza; a darsi il tempo di comprendere la propria inquietudine e ad esplorare possibili soluzioni individuali sul terreno psicologico, anzichè cercare una via nell'agire sul corpo.

Probabilmente, sia la condanna morale sia il superficiale consenso possono essere una scorciatoia per non pensare. Non è un caso che in Paesi repressivi come l'Iran, ad esempio, dove l'omosessualità è un reato perseguibile con la morte, sia invece consentito il cambiamento chirurgico di sesso; perchè è meno inquietante accettare l'idea di correggere uno "sbaglio" della natura che quella di confrontarsi con la complessità biologica, psicologica, culturale dell'identità e del genere sessuale, che ci riguarda tutti e che non si scioglie certo con un colpo di bisturi.

Questo film, delicato e psicologicamente sottile, è rispettoso della vicenda umana e soprattutto non è ideologico: non concede nulla agli stereotipi del passato nel senso del morboso o del grottesco.

Note...

L'eccellente interpretazione dello smarrimento e della profonda lealtà di Gerda nei confronti dell'uomo che ama ha meritato ad Alicia Vikander l'Oscar come miglior attrice non protagonista di quest'anno (2016). Nel 2015 il premio era stato assegnato a Eddie Redmayne come miglior attore protagonista per la sua interpretazione del cosmologo Hawking ne La teoria del tutto.


Federica Paschetta

Dr Federica Paschetta
Psicologo
Specialista in Psicoterapia Cognitiva
Sessuologo Clinico
CTU c/o il T.E.R.P.
Terapeuta EMDR I livello
Master in Neuropsicologia


“Cineracconto”: La Storia Infinita


Tratto dall’omonimo romanzo fantastico di Michael Ende, la Storia Infinita è un film che aiuta non solo i ragazzi, ma anche i genitori, a crescere. Cerchiamo di capire il percorso che può stimolarci a fare…

Come inizia il viaggio nel mondo di Fantàsia

Un ragazzino, Bastian, si prepara per andare a scuola. Vive da solo con il papà da quando è morta la mamma. Mentre fa colazione il padre lo rimprovera con una certa freddezza per essere troppo distratto: “Basta fantasticare, tieni i piedi per terra!”. Con queste parole nelle orecchie Bastian esce di casa. Tre compagni però gli sbarrano la strada, gli chiedono dei soldi minacciandolo e lo fanno scappare. Una libreria gli serve da rifugio e il vecchio libraio, seppur dichiarando di non sopportare i ragazzi, gli parla di un libro speciale, che può davvero cambiare la vita di chi lo legge. Bastian riesce a prenderlo e si rifugia così nella soffitta della scuola: apre il libro “magico” e inizia il suo magnifico viaggio con la fantasia.

Il mondo della realtà

La madre morta, il padre insensibile, i compagni bulli, il libraio scorbutico: questa è la realtà che circonda Bastian. Il film si apre proprio su questo quadro generale che non sparirà mai dalla mente di Bastian anche quando la lettura del libro “magico” lo porterà lontanissimo. Le parole del padre risuonano sempre nella sua mente e cercheranno di impedirgli il sogno, le minacce dei compagni sono così brucianti che, quando il mondo fantastico in cui è immerso glielo permetterà, si vorrà per prima cosa vendicare di loro. La scuola sembra del tutto assente dai suoi pensieri, probabilmente è per lui solo un luogo di frustrazione senza vero significato. La solitudine, un luogo appartato come la soffitta della scuola, appare il miglior rifugio: un libro saprà animarlo di colori, di amici e di avventure.

Fantàsia

Non ci sono adulti che abbiano una funzione importante in questo mondo. Dall’eroe protagonista, Atreyu, al quale è dato l’incarico di salvare Fantàsia dall’invasione devastante del Nulla, all’incantevole Imperatrice in pericolo, tutti sono ragazzi. Non mancano, come in ogni favola, degli esseri magici: non sono “belli” (non è questo un elemento particolarmente interessante per un ragazzo), sono “buoni” e, soprattutto, sono in una situazione di debolezza, minacciati da quella forza oscura che è il Nulla che sembra vittorioso su tutte le creature della fantasia. Un tenerissimo drago volante, Falkor, morbido e bianco (le braccia di un genitore che sanno accogliere e consolare?), sarà l’aiutante magico capace di salvare in tante situazioni il giovane eroe in pericolo. Ma non ci sarà la vittoria finale del bene sul male se un bambino vero, e non un prodotto della fantasia, no darà un nuovo nome all’Imperatrice. E’ indispensabile quindi che i due mondi, quello fantastico e quello reale, sappiano collegarsi e solo un ragazzo è in grado di farlo.

Il Nulla

Il vero nemico è la rinuncia alla speranza, ai sogni: è da qui che ha origine il Nulla. Il film in questo caso è molto esplicito. Viene detto infatti che è facile dominare chi non crede in niente. Togliere alle persone la fiducia, far perdere gli ideali è il metodo più sicuro per conquistare il potere. Si è succubi, si è sudditi, solo quando non si spera più, quando non si coltivano sogni e aspirazioni. Così come sentirsi dominati dalla tristezza può uccidere: il bianco cavallo di Atreyu viene risucchiato dalle sabbie mobili e muore perché si è lasciato vincere dalla tristezza. Questo è certamente un messaggio universale, non rivolto solo ai più piccoli, ma agli adulti è affidato il compito di non far naufragare i sogni e gli ideali dei ragazzi.

La lettura

Un libro è un ottimo strumento per liberare la mente da tutti i vincoli dei piccoli o grandi problemi quotidiani. Entrare in una storia, immedesimarsi in un protagonista, soffrire e gioire con lui è anche un itinerario di conoscenza di sé, di scoperta delle proprie potenzialità e di accettazione dei propri limiti. Ma la lettura deve essere proposta e sollecitata come un piacere e non sempre la scuola assolve bene questo compito. La gioia di leggere è la gioia creativa di costruire mondi e in questo modo rendere più solido il proprio universo interiore.

Qual è il nucleo psicologico del film?

Sullo sfondo di tutta la storia c’è una perdita, la morte della mamma. Bastian appare triste, assorto nelle fantasticherie, ha perso interesse anche per le attività ludiche, sembra non avere amicizie. La prima scena del film è eloquente: il ragazzo dice al papà: “L’ho di nuovo sognata –sai- la mamma” e il padre gli risponde: “Ti capisco, ma dobbiamo tirare avanti”. In questo botta e risposta si possono cogliere le due questioni fondamentali di fronte alla perdita della figura materna amata: da una parte l’esigenza psichica di ritirarsi nella propria intimità, dall’altra l’esigenza vitale di ritornare, gradualmente, ad investire le proprie energie nel mondo.

Il sogno e la fantasia sono una fuga dalla realtà?

Il viaggio che Bastian compie nel mondo di Fantàsia è tutt’altro che una fuga dalla realtà. E’ come un lungo sogno, dove i personaggi e le peripezie rappresentano il vissuto del ragazzo di fronte all’enigma del vuoto (il Nulla) dell’esistenza. E il sogno non è una fantasticheria: rivela –se il soggetto vuole conoscerne il senso- qualcosa di significativo per lui, qualcosa del proprio Sé rimosso, tacito. Così Bastian, identificato in Atreyu, affronta nel “sogno” la morte della madre, di cui l’Imperatrice, che sta per essere inghiottita dal Nulla, è metafora. Il Nulla si sta impadronendo del mondo, così come la morte sta inesorabilmente riempiendo ogni aspetto della vita del ragazzo. Solo attraverso la parola, e precisamente trovando il coraggio di nominare la madre, cioè di affrontare l’esperienza dolorosa della perdita, Bastian può superare la tristezza.

Come aiutare un bambino in un momento di difficoltà?

Due piccole accortezze. Prima accortezza: che sia liberato il genitore dall’angoscia di dover “ripristinare” immediatamente il sorriso del bambino! Prendiamo il caso di un ragazzino diventato triste a causa della perdita di qualcosa a cui tiene ( una persona cara, un animale o un giocattolo). E’ naturale che egli sia chiuso in se stesso, perché ha bisogno di un tempo per elaborare quello che gli è accaduto. E’ molto importante, da parte del genitore, consentire al ragazzo di vivere il suo dolore, sapendo che per questa elaborazione non c’è un tempo standard, ma un tempo soggettivo. Seconda accortezza: cosa può fare il genitore? Senz’altro mostrare attenzione per ciò che il bambino dice, ma anche parlare con lui, chiedergli qualcosa sui suoi pensieri. Questa presenza attiva dell’adulto lo aiuterà a contenere in una cornice di senso le sue emozioni, che altrimenti potrebbero rimanere mute e frammentate.

Esistono libri speciali, che ci cambiano?

Esistono degli incontri che ci possono cambiare la vita: con una persona, una situazione, un film ed anche con un libro. La caratteristica dell’incontro è che apre a qualcosa di nuovo, di singolare, che scompagina l’equilibrio precedente. Il nuovo in opposizione al già fatto, al già pensato, al già saputo, alla ripetizione. Il libro per Bastian è un incontro davvero speciale, perché gli dà la possibilità di un cambiamento radicale della sua posizione nei confronti della vita. Bastian non ha rinunciato ai suoi sogni e grazie a questa implicazione soggettiva può tornare a vivere e a desiderare.


Federica Paschetta

Dr Federica Paschetta
Psicologo
Specialista in Psicoterapia Cognitiva
Sessuologo Clinico
CTU c/o il T.E.R.P.
Terapeuta EMDR I livello
Master in Neuropsicologia


COMMENTO => 

Lessi questo libro tutto d'un fiato e mi è piaciuto anche il film, nonostante il libro permetta di spaziare con la mente molto più di un film. Il messaggio è molto chiaro, ma credo anche oggi, a distanza di più di trent'anni ci siano nuovi aspetti da scoprire e nuove domande da porsi. Il Nulla minaccia la società, ma anche il singolo individuo. Leggendo l'articolo ho pensato a chi è depresso, come il cavallo di Atreju affonda nelle sabbie mobili e non riesce a tirarsene fuori. Di depressione si muore, non fisicamente forse, ma sicuramente nell'anima. Non hanno interesse in niente, niente li appassiona, li scuote. Non reagiscono. Bastian anche era triste, solo, ma sicuramente la scintilla che rimane di Fantasia lui ce l'aveva dentro, ci voleva solo una piccola paglia per riattizzare il fuoco. Il cavallo, cioè chi è depresso, ce l'ha questa scintilla? "Il vero nemico è la rinuncia alla speranza" è stato detto sopra, ma se si spera in qualche modo si comincia a reagire, anche solo resistendo. Il cavallo ce l'aveva la speranza? Ho imparato che c'è tristezza e tristezza. Nel mio percorso personale di Fede mi capita di essere triste, anche tanto, ma so che le lacrime che verso con Gesù trovano accoglienza, sono uno sfogo e una promessa di gioia futura (questa è la mia Speranza). Ma la tristezza vera da sabbie mobili spesso non ha lacrime, è una mancanza di senso e di scopo di tutto ciò che ti circonda, è un sentirsi incapace, inadatto, inutile. Quanto ho scritto vuole essere solo la condivisione del mio vissuto, assolutamente non un sermone!!! Ciò che mi ha dato angoscia è che nemmeno Atreju riesce a salvare il suo cavallo, non ce la fa il suo amore, né l'amore che il cavallo prova per lui lo può, è divenuto impotente. Spero di non essere andata fuori tema e grazie per aver dato modo di parlare di questo libro, ancora così coinvolgente.

RISPOSTA => 

Assolutamente non è andata fuori tema. La ringrazio per aver condiviso un vissuto di sofferenza personale, non è affatto facile riconoscere anzitutto e ancor meno esplicitare agli altri ciò che si prova.

Spesso tendiamo a trattenere o, al contrario, a versare le emozioni anzichè viverle così come si presentano di attimo in attimo, nel momento presente. Le emozioni sono preziose alleate: ci precedono, ci accompagnano, ci seguono nelle diverse attività quotidiane, ci servono a comprendere meglio il senso del vivere e svolgono importanti funzioni.

Tra le emozioni primarie, la tristezza è quell'emozione che consente di ripensare e rivalutare, nel presente, le esperienze del passato. La tristezza ha la funzione fondamentale di farci adeguare ad una perdita significativa, come nel caso di Bastian che deve affrontare la morte della mamma; essa comporta una caduta di energia e di entusiasmo verso le attività della vita e quando diviene più profonda e si avvicina alla depressione, ha l’effetto di rallentare il metabolismo. La chiusura in se stessi che accompagna la tristezza ci dà l’opportunità di elaborare il lutto, di comprendere le conseguenze di tali eventi, e quando le energie ritornano, di essere pronti per nuovi progetti. Se riconosciuta ed accolta, infatti, da segnale critico e negativo quest'emozione può rivelare anche la sua azione riparatoria e innovatrice trasformandosi in un potenziale stimolo al cambiamento. A questo proposito, mi viene in mente il personaggio di Tristezza nel film d'animazione Inside Out targato Pixar, nel quale tutte le emozioni di base (Gioia, Tristezza, Paura, Disgusto e Rabbia), personificate da cinque coloratissimi personaggi che governano la vita emotiva della giovane protagonista, vengono rappresentate con pari dignità, tutte con una specifica e fondamentale funzione. Ho trovato straordinario come il personaggio di Tristezza venga nobilitato nel suo agire, spesso osteggiato dalle altre emozioni protagoniste. In una scena in particolare, l'intervento di questa emozione è l’unico in grado di ristabilire un equilibrio all’interno della situazione determinando un momento decisivo di svolta, ossia quando riesce, con un crescendo di intensità, a stimolare la reazione di pianto della ragazzina tra le braccia dei genitori, aiutandola così ad esprimere finalmente i suoi sentimenti e i suoi pensieri di preoccupazione.

Ma per non rischiare io stessa di andare fuori tema, e dunque tornando al cavallo di Atreyu della Storia Infinita il quale si abbandona alle sabbie mobili lasciandosi morire dalla tristezza, lei riporta che ciò che l'ha angosciata maggiormente è che "nemmeno Atreyu riesce a salvare il suo cavallo, non ce la fa il suo amore, nè l'amore che il cavallo prova per lui lo può, è divenuto impotente". Il cavallo di Atreyu non era semplicemente triste, era malato.

La depressione è un disturbo dell’umore. Generalmente chi presenta i sintomi della depressione mostra e prova frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza e tende a non provare piacere nelle comuni attività quotidiane. Le persone che soffrono di depressione vivono in una condizione di costante malumore, con pensieri negativi e pessimisti circa sé stessi e il proprio futuro: sentirsi depressi significa vedere il mondo attraverso degli occhiali con le lenti scure, tutto sembra più opaco e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia. Alcune persone presentano sintomi di bassa intensità, legati ad alcuni momenti di vita, mentre altre si sentono cosi depresse da non riuscire a svolgere le normali attività quotidiane. Se ne può soffrire in modo acuto (con fasi depressive molto intense ed improvvise) oppure soffrirne in modo cronico e continuo, anche se in forma leggera, con alcuni improvvisi momenti di peggioramento. Spesso parenti e amici spronano chi ne soffre a reagire; questo avviene naturalmente in buona fede, ma può generare sentimenti di colpa nella persona con disturbo depressivo. Attualmente la depressione è considerata  dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la seconda causa di disabilità nel panorama delle malattie fisiche e psicologiche, seconda solo all’infarto. I sintomi della depressione più comuni sono la perdita di energie, il senso di fatica, la difficoltà a concentrarsi e a ricordarsi le cose, l'agitazione motoria eil nervosismo, la perdita o l'aumento di peso, i disturbi del sonno, la mancanza di desiderio sessuale e i dolori fisici. Le emozioni tipiche sperimentate sono la tristezza, l’angoscia, la disperazione, l'insoddisfazione, il senso di impotenza, la perdita di speranza, il senso di vuoto (non ci ricorda un po' metaforicamente il Nulla, in effetti?). I sintomi cognitivi sono la difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi, la ruminazione mentale (restare a pensare al proprio malessere e alle possibili ragioni), l'autocriticismo e l'autosvalutazione, il pensiero catastrofico e/o pessimista. I comportamenti che contraddistinguono la persona depressa sono l'evitamento delle persone e l’isolamento sociale, i comportamenti passivi, le frequenti lamentele, la riduzione dell’attività sessuale e i tentativi di suicidio.

Gli strumenti professionali che oggi abbiamo a disposizione per far fronte alla depressione sono tanti: è possibile sottoporsi a cure psicologiche e psicoterapeutiche, spesso associate a cure psicofarmacologiche nei casi in cui i sintomi depressivi siano gravi ed il paziente non possiede dunque quel livello di lucidità tale per entrare in relazione con un’altra persona. Ma tanto si può fare anche per prevenire il disagio psicologico: negli ultimi anni ha iniziato a farsi strada una "cultura focalizzata sulla promozione della Salute”, che trova la sua massima espressione nell’evoluzione della definizione dell’OMS, che nel tempo è passata dal paradigma della salute come “assenza di malattia” a quello di “completo benessere fisico, sociale e mentale” (Rimando, se interessata ad approfondire, all'articolo Una passeggiata nella natura influisce sul cervello e può prevenire i sintomi depressivi?, scritto dalla collega Claudia Bianchino nella sezione "Articoli divulgativi").

Dr Federica Paschetta